IL crisi a Jutep è arrivato a un punto di non ritorno. Quello che dovrebbe fungere da scudo etico dello Stato uruguaiano si è trasformato in un campo di battaglia dove la trasparenza brilla per la sua assenza, secondo i nuovi rapporti di audit politico interno.
La rottura dell’esemplarità istituzionale
Il Comitato per la Trasparenza e l'Etica Pubblica attraversa i suoi momenti più bui dopo la fuga di due documenti scritti dal direttore nazionalista Luis Calabria. In questi testi viene dettagliata una struttura operativa che privilegia l’“ingerenza politica” rispetto all’analisi tecnico-giuridica. La denuncia punta direttamente contro la presidente dell'ente, Ana Ferraris, e il vicepresidente Alfredo Asti, accusati di aver alterato arbitrariamente le procedure di controllo per favorire interessi di parte.
Questo scenario non è nuovo, ma la gravità dei fatti riportato Questa settimana suggerisce un “ritiro democratico” all’interno dell’istituzione. Secondo Calabria, la maggioranza del Fronte Ampio nel consiglio ha smantellato le garanzie che consentivano la parità di trattamento dei reclami, installando un regime di selettività che mette a rischio dubbio l'imparzialità del corpo.
Manipolazione del “circuito delle denunce” e schermatura politica
Il punto più critico della denuncia risiede nell'alterazione del percorso seguito dalle denunce che arrivano a Jutep. Dalla metà del 2025 il partito al potere avrebbe deciso che i dossier andassero direttamente alla Segreteria, sotto controllo politico della presidenza, saltando il primo intervento del consulente legale. Questa manovra consentirebbe ai vertici dell'agenzia di porre domande iniziali e inviare lettere a loro piacimento, contaminando la fase di raccolta delle prove davanti ai tecnici Potere emettere un parere.
Questa metodologia di “ingerenza diretta” sarebbe stata evidente in dossier di alto profilo, come quello dell’attuale direttore dell’OPP, Rodrigo Arim, e persino nelle indagini che coinvolgevano esponenti dell’opposizione. Calabria sostiene che ci siano stati “ordini verbali” di deviare i fascicoli, una pratica che fa saltare ogni standard di etica pubblica e trasforma Jutep in uno strumento di persecuzione o di protezione, a seconda dei casi.
La cancellazione del dissenso: l'opacità del web
Ma la denuncia va oltre la gestione dei fascicoli. Calabria avvisato di un cambiamento “inadeguato alla legge” nel modo in cui vengono registrate le deliberazioni. Con decisione della maggioranza, l'organismo interromperà la pubblicazione sul proprio sito delle ragioni dei voti dissenzienti. Ciò che è ancora più grave: si sta operando una “modifica retroattiva” dei verbali già pubblicati per adeguarli a questo nuovo criterio del silenzio.
“Non si può predicare la trasparenza verso l’esterno e operare con opacità verso l’interno”, ha affermato Calabria nel suo rapporto. Questo provvedimento impedisce ai cittadini e al sistema politico di conoscere le argomentazioni giuridiche di chi si oppone a determinate decisioni, eliminando ogni traccia della discussione tecnica che dovrebbe supportare ogni pronuncia del Consiglio.
Un organismo costantemente sospettato
Jutep, già colpita dopo l’interrogazione parlamentare di fine 2025 e la messa in discussione della gestione del “Caso di danza”, si trova oggi ad affrontare una delegittimazione interna che potrebbe paralizzare le sue funzioni. L'opposizione chiede la destituzione del presidente Ferraris, sostenendo che la fiducia tecnica è stata definitivamente infranta.
Lunedì prossimo, il Consiglio di amministrazione del Partito nazionale riceverà formalmente questi rapporti per decidere le azioni politiche e giuridiche da seguire. Nel frattempo, Jutep – l’istituzione incaricata di garantire la moralità pubblica – è intrappolata in una spirale di denunce che la pone, ironicamente, come principale oggetto di indagine per mancanza di etica e trasparenza. Il paese assiste ad uno spettacolo in cui il il giudice è sospettato, e i meccanismi di controllo sembrano essere stati progettati proprio per evitare di essere controllati.
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