Lo stadio di Monterrey questa domenica è diventato teatro di un'esibizione della potenza svedese. La Svezia è scesa in campo con una proposta chiara, un piano di gioco che Graham Potter ha pazientemente perfezionato e lo ha eseguito con un'efficienza che rasentava la perfezione. Il 5-1 finale contro la Tunisia non è un incidente, è lo specchio di una squadra che si sente a suo agio con il pallone e che, quando entra nell'area avversaria, solitamente non perdona.
Fin dal fischio iniziale, i “gialli” hanno fatto capire di non lasciarsi trasportare dalle speculazioni. Erano passati appena sette minuti quando Yasin Ayari catturò una palla vagante dopo una falsa partenza della difesa tunisina e, con un tiro al volo uscito come un colpo di cannone, aprì il conto. È stato il primo colpo al mento per una squadra tunisina che non è riuscita a riprendersi dall'urto iniziale.
La gerarchia di Isak e lo schieramento svedese
Con l'1-0 a favore, la Svezia ritrova gli spazi che la Tunisia, nel suo disordine, cominciava a cedere. Alexander Isak, che si è mosso lungo tutto il fronte offensivo come se fosse nel suo cortile, ha approfittato di un contropiede a mezz'ora dall'inizio della partita per estendere il vantaggio. Ha fatto una finta dentro, ha cercato il varco e ha effettuato un cross impossibile per il portiere Mouhib Chamakh.
Lo sconto di Omar Rekik a fine primo tempo, grazie ad un colpo di testa che ha aggiunto un po' di suspense alla serata messicana, è stato solo un miraggio. In un attimo, la sceneggiatura non è cambiata. A risolvere la disputa è intervenuta la Svezia, mantenendo l'intensità di chi sa che ogni gol può essere determinante per la differenza accumulata in un Mondiale.
Un secondo tempo di puro dominio
Il secondo tempo è stato il terreno in cui si è consolidata la superiorità svedese. Viktor Gyokeres si è unito alla festa al 59', approfittando di un altro disallineamento difensivo che ha permesso alla vittoria di iniziare ad assumere toni di esibizione. Quando Mattias Svanberg, uscito dalla panchina, segna il 4-1 dopo un'attesa tesa per la revisione del VAR, lo stadio era già una festa per i tifosi svedesi.
Il tocco finale è stato, ancora una volta, Yasin Ayari. Al sesto minuto di recupero, con la Tunisia pienamente impegnata, ha tirato un altro tiro dal limite dell'area che ha colpito la rete. Il punteggio di 5-1 è stato un messaggio diretto al resto del Gruppo F: la Svezia non solo ha vinto, ma ha presentato le credenziali del candidato.
Il sigillo di Graham Potter
Dietro questo 5-1 c'è una storia che merita un paragrafo a parte. Graham Potter, l'artefice di questo presente svedese, vive il suo debutto ai Mondiali con la sobrietà di chi ha attraversato tutte le fasi del calcio. Dalla direzione degli studenti a Leeds a questa prima a Monterrey, il suo percorso è stato, come lui stesso ha definito giorni fa, “incredibile”.
Oggi la Svezia è in testa. Con la mente già fissata per il giorno successivo, la squadra di Potter riposa con la tranquillità di aver fatto i compiti. Per la Tunisia, invece, il compito è urgente: dovrà aggiustare le linee e dimenticare in fretta stasera in Messico se vuole restare in vita in un Mondiale che, come visto a Monterrey, non perdona gli errori.
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