Il nuovo rapporto del World Justice Project (WJP) per il 2025 si presenta come uno specchio che restituisce un’immagine complessa dell’Uruguay. Da un lato, la soddisfazione di guidare, ancora una volta, la classifica dello Stato di Diritto in America Latina; dall’altro, la preoccupazione generata dalla stagnazione – e in alcuni punti, dalla regressione – di indicatori che un tempo erano il nostro marchio di fabbrica: le libertà civili.
Passeggiare per Plaza Independencia un lunedì mattina trasmette una sensazione di ordine difficile da trovare in altre parti del continente. Questa stabilità, che noi uruguaiani solitamente diamo per scontata, è ciò che il WJP conferma oggi quando ci colloca al vertice della classifica regionale. L’indipendenza dei giudici, la validità dei contratti e l’assenza di corruzione sistemica continuano ad essere i pilastri di questo “modello uruguaiano”. Ma è sufficiente?
Lo scorrere silenzioso delle libertà
Le clausole scritte in piccolo del rapporto indicano dove si trovano realmente le notizie. L’indicatore delle libertà civili presenta una tendenza al ribasso che non è passata inosservata agli analisti politici. Non si tratta di un collasso democratico, ma piuttosto di un’erosione che si avverte nei micro dettagli: dalla crescente polarizzazione nel dibattito pubblico a certe tensioni nella libertà di espressione e nei meccanismi di partecipazione dei cittadini.
Nelle conversazioni sul caffè e nelle facoltà di giurisprudenza, il dibattito è ricorrente: stiamo perdendo la nostra essenza o ci stiamo semplicemente adattando a una realtà globale di maggiore sorveglianza e controllo? I dati del WJP suggeriscono che l’Uruguay ha mantenuto intatta la sua struttura istituzionale, ma gli spazi per la libertà individuale – quelli che consentono il dissenso senza ritorsioni o la partecipazione senza barriere – mostrano crepe che non c’erano solo cinque anni fa.
La sfida di non vivere di reddito
L’Uruguay del 2025 non può accontentarsi di “essere il meno cattivo” della regione. Il rapporto del World Justice Project è, in sostanza, un campanello d’allarme. La solidità delle nostre istituzioni – quella sorta di armatura che ci protegge dalle crisi che devastano altri paesi – non dovrebbe essere trasformata in una zona di comfort che ci impedisca di vedere i problemi interni.
Quando gli indicatori delle libertà civili vacillano, il danno non è sempre immediato. È un processo invisibile: un po’ più di autocensura qui, più difficoltà nell’accesso alle informazioni là e una crescente sfiducia nei meccanismi di controllo dei cittadini. La leadership regionale è ovviamente motivo di orgoglio, ma mantenerla richiede una vigilanza costante che non sempre siamo disposti a esercitare.
In fin dei conti, lo Stato di diritto è molto più che leggi scritte nel Palazzo Legislativo; È la libertà reale di ogni abitante di esercitare i propri diritti. E in questo ambito l’Uruguay ha ancora la possibilità di correggere la rotta prima che il declino diventi più pronunciato.
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