Alla porta di un magazzino, la scena è quasi surreale. Tra scatoloni con migliaia di cellulari sequestrati nelle operazioni contro il microtraffico e auto di lusso che un tempo apparivano nelle strade come simboli del potere della droga, si registra un cambio di epoca nel procedimento penale. Lo Stato uruguaiano è passato dalla passività ad una strategia più aggressiva: svuotare le tasche di chi opera al di fuori della legge.
Secondo i dati ottenuti da El País in una richiesta di accesso alle informazioni, l'entità è considerevole. Solo negli ultimi due anni e mezzo, il Fondo per i beni sequestrati del National Drug Board (JND) ha preso il controllo di migliaia di beni, dai semplici elettrodomestici agli aerei, per un valore misurato in milioni di dollari. Non si tratta più solo di cogliere per risparmiare; Si tratta di riuscire a restituire alla società una parte di ciò che la criminalità ha cercato di sottrarle.
Dalla villa all'asta
L’ingegneria alla base di questo processo è complessa. Non si tratta solo di accaparrarsi un bene e metterlo in vendita. Implica uno stretto coordinamento tra giudici, pubblici ministeri e JND per evitare che i beni “spariscano” prima che la Corte emetta la confisca. Il ricordo degli errori passati, come l’edificio della Cittadella che svanì sotto gli occhi delle autorità, è servito da lezione. Oggi l’ordinanza è chiara: misure cautelari immediate.
Il mercato si muove velocemente. Recentemente un appartamento a Pocitos è stato messo all'asta con tale successo che circa 70 persone sono venute a visitarlo, attratte dalla possibilità di acquisire un bene di provenienza illecita tramite un'asta legale. Nei prossimi tre mesi, l'agenda delle aste comprende proprietà sulla Gold Coast, Montevideo e Punta del Este. L’obiettivo è chiaro: andare al cuore della struttura finanziaria criminale.
Cambia l’onere della prova
Perché assistiamo a più sequestri oggi rispetto a dieci anni fa? La risposta sta nell’evoluzione legislativa. Con la legge antiriciclaggio del 2017 le regole del gioco sono cambiate drasticamente. “Ora chi perde sa di perdere”, commenta un penalista. L'onere della prova è stato invertito: non è più solo lo Stato che deve provare l'origine illecita, ma l'imputato deve provare la legalità dei suoi beni.
Questo nuovo strumento, chiamato “confisca estesa”, permette di perseguitare anche beni intestati a parenti o amici stretti, spezzando quella rete di prestanome che in precedenza proteggeva i grandi capi. È un messaggio politico e giudiziario che comincia a farsi strada: le organizzazioni criminali, che oggi assumono studi contabili per cercare di dare un'apparenza di legalità alle loro fortune, si ritrovano con uno Stato che ha imparato a seguire la pista del denaro.
Dove vanno i soldi?
L'obiettivo finale di questa gestione non è accumulare trofei. La distribuzione dei fondi raccolti, sia dalla vendita di un’auto, di gioielli o di proprietà, ha destinazioni sociali fondamentali. Il 25% va direttamente al Fondo nazionale delle risorse per finanziare i farmaci ad alto costo, mentre percentuali significative rafforzano la Procura e il Ministero degli Interni.
Tuttavia, il sistema non è esente da controversie. L’assegnazione diretta dei veicoli ai ministeri o alle agenzie statali a volte genera rumore politico. Tuttavia, il Fondo difende l’efficienza: a volte, il costo di mantenimento di un bene fino al momento della messa all’asta supera il suo valore di vendita, e in questi casi, affidarlo alla polizia è più logico.
La sfida della sostenibilità
La strada però non è esente da buche. La gestione di asset complessi, come i cavalli da corsa che perdono valore senza addestramento o le spedizioni di grano, richiede un’agilità che non è sempre facile da ottenere nella pubblica amministrazione. La squadra, piccola ma tenace, gira il Paese insistendo davanti ai giudici sull'importanza di applicare il “buon senso”: confiscare ciò che è oggetto del reato, senza cadere nell'assurdità di trattenere oggetti che generano solo costi di custodia.
In fin dei conti, il sequestro di questi beni è più di una transazione economica. È un tentativo di smantellare la struttura simbolica che il narcotraffico e il riciclaggio di denaro costruiscono attorno alle loro figure. “Svuotarsi le tasche”, come si dice nei corridoi del JND, è forse il modo più forte che ha lo Stato per affermare che, davanti alla legge, nessun bottino è eterno.
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