Si è affievolito per i parenti di Luna Giardina e Mariel Zamudio il sentimento di protezione che dovrebbe garantire una cella di massima sicurezza. Nelle ultime ore è scoppiato uno scandalo che mette sotto esame la sorveglianza del carcere di Entre Ríos: l’uso della tecnologia da parte Carcere Pablo Laurta per continuare le molestie contro coloro che sono sopravvissuti al loro raid criminale.
Secondo la denuncia formalizzata dall'avvocato Marina Romano, l'aggressore è riuscito ad eludere i controlli interni per inviare comunicazioni piene di arroganza e promesse di libertà anticipata. "È una situazione disperata; il sistema sembra essere dalla parte del colpevole mentre la famiglia vive con il cuore in bocca", ha detto l'avvocato.
Carcere Pablo Laurta: il fallimento strutturale che consente le molestie
L'accesso alle comunicazioni esterne da parte di criminali altamente pericolosi rappresenta uno dei maggiori debiti dell'attuale amministrazione penitenziaria. Laurta, accusata di triplice omicidio comprendente lo smembramento di un operaio e l'omicidio di due donne, avrebbe sfruttato questo vuoto di controllo per inviare frasi del tipo "prima o poi la verità si saprà", generando un clima di panico nell'ambiente intimo delle vittime.
Questo comportamento non è nuovo nel profilo dell'imputato. Prima di perpetrare il duplice femminicidio di Córdoba, aveva già dovuto far fronte a numerose denunce di violenza e di una restrizione perimetrale rivelatasi lettera morta. Il fatto che oggi, mentre è dietro le sbarre, mantenga la capacità di esercitare violenza psicologica sui membri della famiglia dimostra una vulnerabilità critica nei protocolli di custodia.
Una storia di sangue e l'inefficacia delle misure precedenti
La tragedia che precede queste minacce è una crudeltà difficile da elaborare. L'8 ottobre dell'anno scorso, Laurta iniziò una catena di morti iniziata con l'inganno e il successivo omicidio dell'autista Martín Palacio, il cui veicolo fu utilizzato per fuggire dopo aver giustiziato Giardina e Zamudio. La ferocia con cui i resti di Palacio furono distribuiti in diverse località geografiche segnava già il profilo di un individuo che non riconosce limiti morali o legali.
Sebbene Luna Giardina avesse un pulsante antipanico e misure giudiziarie a suo favore, la struttura statale non è riuscita a tutelarla. Oggi la storia sembra ripetersi: la famiglia esige che l'isolamento del criminale sia efficace per evitare che la paura sia l'unica costante della loro vita. La Procura è intervenuta sulla vicenda, notificando ufficialmente alle vittime l'avvio di un procedimento per queste nuove minacce che "si fanno beffa della giustizia", secondo le parole della denuncia.
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